Cambiare occhi (ancora sul punto di vista)

Quando si viaggia, si è sempre stranieri per gli abitanti del posto che si visita, così come loro sono stranieri per noi. Il punto di vista dello “straniero” può essere di grande aiuto per ottenere uno sguardo diverso e originale sull’ambiente che ci circonda, soprattutto in quei casi in cui non sappiamo come uscire dai binari di una descrizione un po’ trita, fatta di stereotipi. Come parlare di Rimini al di là di Fellini, della piadina romagnola e delle discoteche? Cercate qualche straniero che per i motivi più disparati abbia deciso di fermarsi a Rimini e ricominciare da lì: vi racconterà una città tutta sua, inedita, probabilmente con qualche sorpresa.

Claudio Visentin e Giulia De Dominicis

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Parla come Mangi.

Non lasciatevi prendere dalla tentazione di impreziosire le vostre descrizioni o il vostro racconto con parole desuete, che non usereste mai in una conversazione quotidiana. Siamo d’accordo che la scalinata di Trinità dei Monti a Roma, durante l’Infiorata, sia uno spettacolo per gli occhi, ma è davvero efficace descriverla come “un tripudio di fiori dal profumo inebriante”? Delle due l’una: o vi chiamate Gabriele D’Annunzio, oppure scegliete parole che siano realmente rappresentative del vostro vocabolario quotidiano. Risulterete sicuramente meno banali o finti e il vostro lettore vi ringrazierà.

Claudio Visentin e Giulia De Dominicis

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Verbi: istruzioni per l’uso

I verbi? Siamo tornati sui banchi delle elementari? Vi chiederete. No, parliamo ancora di trucchi e consigli, semplici e utili.

Primo: usate sempre i verbi alla forma attiva, se potete. La forma passiva serve solo quando non si conosce l’autore dell’azione o se chi ha subito l’azione è più importante di chi la ha compiuta. Regola aurea e che funziona.

Secondo: privilegiate i verbi rispetto ai sostantivi. Sono più brevi ed anche più forti ed espressivi, perché sono “vitali”, compiono l’azione di cui parlano. Per esempio: fra “la partenza era prevista per le otto” e “siamo partiti alle otto”, c’è differenza. Oppure fra: “L’attenzione del gruppo era altissima” e “il gruppo era molto attento” o “il gruppo stava attentissimo”… da una parte c’è un concetto astratto, dall’altra un soggetto vivo che compie un’azione viva.

Non è obbligatorio scegliere uno piuttosto che l’altro, ma prestateci attenzione e decidetelo con consapevolezza.

Claudio Visentin e Guido Bosticco

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Suono

Le parole suonano. La lettura è musica. Abbiamo parlato del ritmo, ma che dire della melodia? Che cosa c’entra con la scrittura di viaggio? Vi chiederete. Ebbene, ogni parola ha una forma, una lunghezza, ha un sapore, ha un’immagine legata a sé, foss’anche una forma astratta, ed ha un suono. Il suono della parola è qualcosa a cui non diamo mai abbastanza peso. E non serve solo per creare le allitterazioni o altre figure retoriche che ci ricordiamo dai banchi di scuola. Il suono delle parole è la loro stessa natura. Se una parola vi “suona bene” è perché è in consonanza armonica con il resto della frase e con voi stessi. È molto importante non accontentarsi mai e sperimentare sempre suoni nuovi. Immaginate una sequenza di aggettivi sempre più forti (es: era un profumo intenso, acre, penetrante, insopportabile…) e immaginatevi di leggerla a voce alta, alzando sempre di più il tono e il volume. Vi “suona bene”? Allora funziona!

Claudio Visentin e Guido Bosticco

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