Volti, nomi, numeri

Palermo. Chi ci è stato si ricorda, probabilmente, quell’impressione di aria calda e asciutta, quel cielo luminoso e quella pietra chiara. Le urla dei venditori, la decadenza dei monumenti sublimi. Ma il prezzo delle cozze a Vuccirìa? Impossibile, forse, a meno che non l’abbiamo segnato. E quante colonne ha il chiostro della Domus Carmelitana, a Ballarò? Quanti posti a sedere c’erano, lungo la strada, in quel ristorante di pesce? Dieci o ventidue o cinquantacinque? E che pettinatura aveva il cameriere, quello corpulento? E il nome della via?

Non è il caso di ossessionarsi con i dettagli, ma è questione di buone abitudini: chi vuole scrivere di viaggio deve saper prendere appunti, anche annotandosi le minuzie, come i numeri delle sedie, il colore dei capelli di una persona, il nome di una piazza, il prezzo del biglietto di un treno. Tutti questi particolari saranno utili al momento della scrittura vera e propria. Potremo scegliere se ometterli o tenerli, in parte o tutti, ma sarà importante avere gli elementi a disposizione che ci servono.

Claudio Visentin e Guido Bosticco

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